Testi tratti dalla pubblicazione:

 

30° ANNIVERSARIO

della

ASSOCIAZIONE CAPIMASTRI E ASSISTENTI EDILI DI VERONA E PROVINCIA

 

INTRODUZIONE

a cura di Don Giuseppe Furlani (Legale Rappresentante CSF “Stimmatini”)

Nascita e trentennio della “Associazione Capimastri e Assistenti edili” di Verona

Il 30 marzo 1969 nel Cinema-teatro Stimmate numerosi operatori e imprenditori edili so­no raccolti in assemblea. Nel folto gruppo spiccano illustri costruttori e noti titolari di cantieri e di imprese. Tra di loro figurano gli artefici e protagonisti delle più importanti e prestigiose opere di ricostruzione postbellica e dell’ enorme sviluppo edilizio di Verona e provincia.

Molti si sono formati e qualificati professionalmente con anni di frequenza alla Scuola Ca­pimastri aperta e attiva per molti anni alle Stimmate. Gli intervenuti da tempo coltivano il proget­to di costituirsi in associazione. Nel loro parlare a braccio mettono in luce che si tratta di un pas­so e momento significativo. Nel caldeggiare l’iniziativa non mancano di tornare con orgoglio e compiacimento sui forti legami di amicizia e di professionalità, nati e coltivati in anni più giovani e più difficili. Molte esperienze e i ricordi più belli restano indelebilmente legati agli anni in cui stanchi di fatica per le ore passate in cantiere, in ore serali, in bicicletta, in moto, o con qualche ca­mioncino e vettura di fortuna, raggiungevano alcuni locali in fondo al cortile delle Stimmate a fre­quentare i Corsi per Capimastri.

La forma associativa li farà sentire ancora più uniti, più coesi e in cordata solidale nell’affrontare gli immancabili problemi di lavoro, ma soprattutto alimenterà incontri e rapporti di ami­cizia. All’unanimità nasce la decisione di procedere all’atto fondativo e a darsi tanto di statuto.

La libera associazione è stata voluta per essere punto di riferimento e di rappresentanza de­gli interessi di una importante categoria professionale e imprenditoriale. Essa conta oltre 200 iscritti intenzionati a condividere e seguire con autorevolezza i problemi e gli orientamenti del mondo edilizio veronese, accanto e in collaborazione con il “Collegio dei Costruttori di Verona”.

 

Rapidi flash su un percorso associativo di 30 anni

L’iniziativa di commemorare i 30 anni dell’Associazione Capimastri contribuisce a con­ferire dignità e nome a una categoria di vasta portata, tanto operosa e solidale, anche se piuttosto in zona d’ombra rispetto alle più note categorie operanti nel Commercio o nell’Industria.

Il momento associativo unisce e corona non solo gli aspetti tecnici e le capacità professio­nali, ma sigilla, cementa e consacra i grandi legami di amicizia nati dai Corsi serali triennali.

II 30° dell’Associazione Capimastri di Verona offre anche l’opportunità per rammentare e segnalare i contributi decisivi appresi in lunghi anni di validissima formazione professionale nell’e­dilizia, promossa con tenacia e lungimiranza da splendide figure di Stimmatini e da Professionisti di grande disponibilità e competenza.

Queste pagine, in gran parte stese dai maggiori e più diretti protagonisti succedutisi alla guida della libera “Associazione Capimastri e operatori edili” , racchiudono in alcuni flash le radi­ci, gli sviluppi, le mete e la rilevante consistenza della loro vita associativa. Sono voci sommesse e schiette, che in forma più allusiva che narrativa, evocano in controluce le vicende ed esperienze della più antica e per tanto tempo unica Scuola Capimastri del Veneto con qualifica professionale riconosciuta. Essa nei suoi 74 anni di vita ha formato oltre 1400 giovani, molti “venuti dal nul­la”. Quasi per un processo di osmosi e continuità nella Associazione Capimastri sono confluite le migliori energie di quanti si sono formati acquisendo nei corsi serali triennali indispensabili cono­scenze tecniche per organizzare le attività di cantiere, per leggere e talvolta elaborare progetti ese­cutivi, per tracciare muri, gettare fondazioni e impostare solai, per armare impalcature, inserire tra­vi e putrelle, preparare malte e intonaci, per curare la tenuta dei libri di cantiere.

 

Il solco luminoso dalla Scuola Capimastri alla Associazione

Le vicende della Scuola Capimastri trovano i primi germi nel contesto delle attività promos­se dagli Stimmatini a sostegno di studenti tecnici e operai nei primi anni del ‘900. Esattamente con il dicembre 1904 negli ambienti delle Stimmate di Piazza Cittadella prende avvio il Patronato Operaio “Pio X”. Il promotore e animatore è il Padre Fantozzi Luigi e con lui altri religiosi stim­matini, coadiuvati da un folto numero di collaboratori laici, Docenti e Maestri spesso a titolo gra­tuito o quasi, con figure di prim’ordine come lo scultore Ugo Zanoni e l’Ingegnere Luigi Severi.

Al primo anno i Corsi di istruzione e formazione professionale accolsero 600 giovani, pas­sati in 5 anni a 1300, di cui 180 ferrovieri e 160 militari. Le attività formative vennero articolate in 12 indirizzi, centrati sui settori Elettrotecnica. Meccanica, Computisteria, Scuola d ‘Arte indu­striale, Scuola di Automobilismo, Calligrafia Artistica, spaziando inoltre su ginnastica, banda mu­sicale, canto corale, filodrammatica e insegnamento religioso.

Riguardo ai primi Corsi specifici per Capimastri il periodico “Per il bene” nell’autunno 1929 informa che” i due corsi straordinari per Capimastri furono frequentati da 92 alunni, dei quali 74 meritarono il diploma di capomastro”. Tra le iniziative del Patronato raggiunge mete di prestigio la “Scuola di guida automobilistica” abilitata a rilasciare ai veronesi le prime patenti guida.

La prima guerra mondiale porta al declino di molte fiorenti iniziative. Va rimarcato che la la Scuola Capimastri ha continuato le sue attività formative, rimanendo aperta e frequentata anche durante gli anni della seconda guerra mondiale. Spesso allievi e docenti sfidano gli sempre più nu­merosi allarmi aerei. Solo il rovinoso bombardamento del 6 aprile 1945 che riduce in macerie quasi tutti gli ambienti delle Stimmate, obbliga ad una pausa di arresto di qualche mese. Fonti storiche infatti riferiscono che nel 1945 “il Corso Capimastri è frequentato da 100 Allievi”.

In momenti storici così difficili la Scuola Capimastri diventa fucina ed elemento propulsore di tante realizzazioni della nuova stagione e ripresa edilizia veronese. Oltre a fornire un valido ba­gaglio tecnico, infonde nelle persone importanti germi di solidarietà e di volontà di fare.

 

Le attività di formazione professionale nel solco carismatico di San Gaspare Bertoni

Gli Stimmatini nel mondo della formazione professionale continuano le intuizioni e sensi­biltà di apostolo e di pioniere del loro Fondatore, Don Gaspare Bertoni (1777-1853). Ordinato sacerdote nel 1800, egli avvertì subito l’urgenza e missione di prodigarsi per il bene delle giovani generazioni in preda a forti rischi di disorientamento in balia delle ventate demolitrici della rivo­luzione francese e delle travagliate scorribande di Napoleone. Don Berto,ni non si perde in denun­ce a parole, ma si dedica a raccogliere ragazzi e giovani nel suo oratorio e in casa sua. In pochi an­ni più di 400 giovani gravitano intorno a questo missionario della gioventù veronese.

A quei tempi non vi erano apposite strutture sociali o centri per la formazione professiona­le, ma i giovani frequentavano come apprendisti le botteghe e officine dei vari artigiani. Secondo la testimonianza del suo primo biografo, don Bertoni assieme a sacerdoti e laici suoi collaboratori, ogni settimana facevano il giro delle botteghe a raccomandare questo o quel garzone, a interessarsi del collocamento e profitto dei più giovani, “ad animarli alla fatica, al lavoro, allo studio delle bel­le arti e discipline”. AI fme di tener vivi gli interessi e l’emulazione negli ambienti dell’ oratorio si organizzavano delle piccole mostre e premiazioni dei manufatti più riusciti: U dal giovane fabbro una serratura con chiave; una scarpa dal calzolaio, dal sarto un vestito, un quadro dal dipintore, e così via da ognuno un lavoro fatto di sua mano”.

 

Quale futuro?

I Corsi serali triennali per Capimastri nel 1983 si trasferiscono dalle Stimmate al Centro Professionale Stimmatini in Via Cavalcaselle (Borgo Trento), allora sede per Corsi di grafica, ora attivo anche nella ristorazione, nell’arte della ceramica e aperto anche a presenze di disabili.

II cortile del Centro grafico alla sera si riempiva di camion ancora carichi di attrezzature e materiali edili, assieme ad alcune lussuose moto e sfreccianti vetture. Le luci delle aule, accese fino a tardi, gettavano luce sulle nuove tecniche, sulle ultime novità dei materiali edili, sulle norme che regolano la sicurezza nei cantieri. I mutamenti e le evoluzioni in atto nel mondo dell’edilizia por­tarono in anni recenti a un calo di presenze e iscrizioni, anche se tra i corsisti cominciano a figura­re volti di extracomunitari.

Da qualche anno non si sono raggiunte adesioni sufficienti per far partire i Corsi, L’attuale stasi reclama certamente sbocchi nuovi. La non attivabilità dei corsi triennali nel recente periodo, in forma indiretta e retrospettiva, conferisce maggior risalto e lustro ad un passato glorioso e sta­glia ancor più in luce la lungimiranza, la vitalità, gli apporti estremamente positivi profusi dalla Scuola Capimastri nella sua tradizione e attività ultrasettantennale.

La libera “Associazione Capimastri e operatori edili” , virgulto che trae vita e forza di coe­sione da un passato di formazione professionale edile tanto prestigioso, compie felicemente i suoi XXX anni. L’augurio è che la compagine associativa sappia crescere ulteriormente in qualità sia come libera e solidale espressione aggregativa, sia, quel che più conta, come club di amici uniti da forti valori umani e cristiani.

 

CENNI STORICI

Barbara Perezzani (Docente presso il CSF “Stimmatini”)

Atto di nascita e rigoglioso fiorire del’Associazione

“L’altro giorno all’Istituto “Stimate” per iniziativa della scuola di capimastri e di un grup­po di appassionati promotori. si è costituita la libera Associazione fra capimastri e assistenti edili della provincia di Verona “. Così riportava il quotidiano” L’Arena” il 22 aprile 1969.

Quel giorno si realizzavano le aspettative di quanti impegnati da tempo nel settore edilizio chiedevano un riconoscimento ufficiale.

Tra i numerosi impresari ed assistenti presenti nel Teatro delle Stimate emergevano volti noti dell’edilizia veronese: il cav. Roberto Bonaconsa chiamato a presiedere la riunione, il comm. Zanardelli, i cavv. Lobbia e Scattolini e in mezzo a loro don Alessandro Brentarolli, stimmatino da anni direttore della scuola veronese per Capimastri. A lui era stato affidato il compito di presentare l’opera di tante persone che si erano impegnate per l’affermazione della scuola nel territorio veronese.

L’atto costitutivo andava così a colmare una lacuna che da molto tempo si avvertiva nel settore specifico dell’edilizia.

 

Il fertile retroterra e i percorsi formativi della Scuola Capimastri

Ma la storia dei Capimastri non iniziava certo quel giorno.

La figura del prof. Alessandro Brentarolli e la scelta del Teatro degli Stimmatini per costitui­re la nuova Associazione riassumevano simbolicamente un cammino che portava lontano nel tem­po e si identificava con la storia stessa del Patronato Operaio.

Quest’ultimo era sorto nel 1904 su iniziativa del giovane padre Fantozzi per quei giovani (desiderosi di divenire operai) “che pure digiuni di ogni cultura portavano chiusa in se stessi nei loro intelletti e nei loro nervi la mortificata ed inutile capacità di salire…”. (“Il Bertoniano” ot­tobre -dicembre 1944).

Nel 1925 la direzione del Patronato venne affidata a padre Carlo Berlanda il quale istituì la “Scuola per Capimastri ” l’unica esistente in Verona e provincia e tale rimasta fino ai giorni no­stri. L’invito era partito dall’Ordine degli Ingegneri in rapporto alla necessità di una qualificazione professionale in un settore tanto importante come l’edilizia che si stava evolvendo rapidamente specialmente per ciò che riguardava la conoscenza e l’applicazione sempre più vasta, del cemento armato.

La presidenza della scuola veniva affidata ad un ingegnere nominato dall’Ordine degli Ingegneri. La sede fu collocata in via Carlo Montanari 1, all’ombra dell’Istituto Stimmate.

Tra gli allievi di quel primo corso vi era anche Scipione Grandi, che di n a poco avrebbe le­gato il suo nome ad importanti interventi di restauro in noti palazzi della storia artistica veronese. Due anni dopo, nell’ottobre del 1927. si svolsero per la prima volta gli esami, coronati da ottimi risultati. II Sindacato Provinciale degli Ingegneri si congratulò pubblicamente e ringraziò la Direzione dell’Istituto Stimmatino (“Bertoniano”, a. XII, p.298).

Gli insegnanti erano scelti con ogni cura tra i professionisti laureati, ingegneri civili o ferro­viari, e capotecnici. Prestarono a lungo la loro opera gli ingegneri Luigi Severi e Tomaso Tomiolo, gli architetti Guido Carteri e Giovanni Salvi e il geometra Alberto Sughi.

Nell’anno scolastico 1929 -’30 furono costituiti due corsi straordinari, frequentati da 92 alunni.

Ma gli avvenimenti degli anni successivi inaugurarono un periodo drammatico per tutte le istituzioni e le iniziative cattoliche dell’Italia fascista. Le leggi emanate su precise disposizioni di Mussolini non risparmiarono nemmeno il Patronato Operaio che, nel 1936, fu costretto a chiu­dere i corsi diurni. Rimasero aperte solo le scuole serali di plastica ed intaglio e quelle per capima­stri, che continuavano a rilasciare attestati con valore riconosciuto.

Nel dopoguerra i programmi formativi e il finanziamento, erano annualmente concordate dall’Istituto Nazionale Addestramento Professionale Lavoratori Industriali (I. N. A. P. L. I.).

 

La nuova figura e qualifica di Capomastro

Negli anni successivi la scuola continuò la sua attività serale, accogliendo e formando centi­naia di operai edili. Molti di loro erano sotto -occupati stagionali, muniti di licenza elementare o media, con un’età compresa tra i 18 e i 35 anni. Chi aveva famiglia desiderava soprattutto qualifi­care il proprio lavoro e migliorare, in questo modo, una situazione economica spesso precaria. Ciò che mancava ancora era il riconoscimento ufficiale da parte del Ministero del Lavoro. A differen­za, infatti, di altri Paesi europei (come il Regno Unito, la Francia, la Svizzera e la Germania) dove il profilo professionale del Capomastro ed Assistente Edile era sostenuto a livello nazionale tramite il rilascio di una qualifica professionale. In Italia invece non esisteva un tale specifico riconoscimento di una simile qualifica.

Al raggiungimento di questo importante obiettivo dedicò tutte le sue attenzioni e il suo impe­gno il nuovo direttore della scuola serale per Capimastri, padre Alessandro Brentarolli. Tra il 1968 e il ’69 i suoi sforzi furono positivamente premiati: il Ministero del Lavoro concesse l’importante riconoscimento e l’atteso finanziamento alle attività di formazione professionale.

Il riconoscimento della qualifica di capomastro e assistente edile incontrò anche il consenso dell’Ordine degli Ingegneri presieduto dall’ing. Giuseppe Voi. In questo modo gli iscritti al secon­do e al terzo anno, che avessero superato gli esami di ammissione, ottenevano anche una borsa di studio di lire ventimila.

Per le attività formative dell’anno 1983/84 la scuola capimastri viene accolta e inserita nel Centro di Formazione Professionale degli Stimmatini in via Cavalcaselle 20, negli stessi ambienti frequentati al mattino dagli Allievi dei corsi grafici.

Nello stesso anno la Regione Veneto concede il proprio riconoscimento e finanziamento al­la formazione edile.

 

Obiettivi e finalità dell’Associazione Capimastri

L’anno 1969 segnò anche, come già ricordato, la nascita della libera Associazione fra Capi­mastri ed Assistenti Edili della provincia di Verona, il cui statuto, steso dal dottor Pernigo, venne registrato all’Ufficio atti Civili il 15 aprile 1969.

Lo statuto elenca i seguenti scopi:

  • moralizzare la categoria mediante adeguato riconoscimento della qualifica professionale, con particolare riguardo al diploma rilasciato dalla Scuola per Capimastri o da Scuola similare;
  • determinare la responsabilità professionale degli Assistenti edili e Capi cantiere in vista di un loro inserimento organico nell’ambito dell’attività edilizia e promuovere quindi, a tale fine, le opportune azioni presso Autorità ed Enti interessati, sia in campo provinciale che sul piano nazionale;
  • promuovere altresì riunioni di studio fra gli associati intese ad approfondire e ad applicare nei cantieri gli accorgimenti e i metodi più progrediti per la prevenzione degli infortuni sul lavoro;
  • realizzare sul piano pratico adeguate forme di assistenza e di previdenza fra gli iscritti, ade­rendo eventualmente ad altre associazioni od enti anche a carattere nazionale avente i medesimi scopi;
  • cementare fra gli associati vincoli di reciproca stima, comprensione e amicizia per mezzo di riunioni e convegni rivolti anche all’elevazione culturale della categoria;
  • attuare ogni altra attività che l’Assemblea generale intenderà porre in essere per il raggiungimento degli scopi statutari.

 

Declino della scuola e continua vitalità dell’Associazione Capimastri

Forti della sua esperienza e del riconoscimento a livello regionale della qualifica, i corsi serali per l’edilizia riscuotono consensi e numerosi adesioni. Verso gli anni ’90 il settore cantieristico assi­ste ad una progressiva accelerazione dei processi di meccanicizzazione. Il calo della manodopera in cantiere segna un rapido venir meno anche delle iscrizioni ai corsi serali. II fenomeno della contrazione fisiologica nell’edilizia, dirada le iscrizioni fino al punto di non consentire in questi due ultimi anni il consueto avvio dei corsi di qualifica.

Al momento questo declino in ambito formativo non ha determinato ripercussioni analoghe sull’ Associazione Capimastri che continua nella sua fiorente vitalità. In questi 74 anni di storia circa 1400 giovani, molti dei quali venuti” dal nulla”, si sono for­mati su quei banchi, spesso al termine di lunghe e faticose giornate di lavoro trascorse nei cantieri. Molti di essi hanno aderito alla “Associazione Capimastri e Assistenti Edili”, che anche oggi vanta più di 200 iscritti ed è regolarmente gestita dai propri Organi statutari.

 

TESTIMONIANZE

 

Cengia Renato 

(Presidente Associazione marzo 1984 -novembre 1995)

Sono stato presidente dell’Associazione CapImastri ed AssIstentI Edili per quasi dodici an­ni. La mia nomina è stata voluta dal mio predecessore, ora defunto, comm. Roberto Bonaconsa, ho accettato l’incarico con grande entusiasmo, in quanto credevo seriamente allo spirito che animava l’intera Associazione. Occorre dire che erano senz’altro tempi migliori, soprattutto considerando la vivacità e l’interesse che dimostravano gli associati. Ricordo come nelle assemblee annuali, oltre al grande seguito degli associati, vi fosse sem­pre la nutrita partecipazione delle massime autorità politiche cittadine. Forse dimostravano allora di provare una maggiore considerazione ed interesse verso la nostra categoria e per tutto il mondo dell’imprenditoria edile.

Poi, il passare degli anni ha purtroppo via via determinato un forte calo dell’interesse da parte degli associati e soprattutto da quella che si può definire la “vecchia guardia” dell’associa­zione. Le assemblee andavano perdendo partecipanti ed i viaggi di studio, organizzati in collabo­razione con le principali aziende fornitrici del nostro settore, trovavano sempre meno adesioni. Nasceva, purtroppo, una sorta di generale sentimento di sfiducia verso l’associazione.

Credo che la ragione principale, che ha determinato questo allontanamento, sia riconduci­bile alle difficoltà che abbiamo da sempre trovato sulla questione, per noi vitale, del riconoscimen­to della nostra categoria. La classe politica veronese non è, purtroppo, mai riuscita ad imporre agli organi competenti, alla Regione, al Governo, il principale problema del nostro settore, ovvero l’as­senza completa di un riconoscimento.

Il nostro diploma di Capomastro o Assistente Edile non rappresenta ancora un “patenti­no” indispensabile per intraprendere la carriera imprenditoriale. Ha un valore legato agli insegna­menti della scuola, alla reale formazione dell’allievo verso la strada del lavoro.

Alla data odierna, la scuola Capimastri sembra aver intrapreso un triste cammino, legato al­la mancanza di giovani allievi che sempre più vedono nel nostro settore un lavoro disagiato e spes­so mal retribuito.

Per quel che mi riguarda, posso affermare di aver vissuto, all’interno dalla scuola, un’espe­rienza molto positiva, che ha saputo impegnarmi e, nello stesso tempo, permettermi una corretta maturazione umana e professionale.

La speranza che nutro ancora è che l’interesse che l’edilizia sembra aver smarrito negli anni, possa trovare un nuovo canale con il quale far giungere nuovo vigore per un’istituzione che non merita di sparire nel silenzio.

 

Coltri Pio

(presidente dell’Associazione dal 1995 al 2006)

Dopo il 1982, con II trasferimento della Scuola Capimastri ed Assistenti Edili nell’ancora attuale sede di via Cavalcaselle 20, si trovava a ricoprire la veste di Presidente dell’Associazione Capimastri ed Assistenti Edili il Sig. Renato Cengia che con spirito cavalleresco, proseguì il suo mandato con ottimi risultati fino al novembre 1995.

In quell’anno risultò eletto Presidente il sottoscritto. Cav. Pio Coltri. Contemporaneamen­te fui incaricato e delegato in veste di rappresentante del Collegio Co­struttori di Verona a far parte della commissione Regionale relativamente gli esami di qualifica del primo biennio e della specializzazione.

Colgo quindi l’occasione per ringraziare il Collegio di Verona per avermi dato l’opportu­nità di rivestire questi incarichi.

Come Presidente dell’ Associazione strinsi un rapporto di amicizia e collaborazione con Pa­dre Albino Cassini allora direttore della Comunità Stimmatina di via Mameli.

Don Cassini lamentava già allora i primi sintomi poi confermati negli anni successivi di una certa carenza di iscrizioni di giovani alla scuola.

Tra i tanti argomenti affrontati. nel corso dei nostri colloqui ci appassionava un progetto: far sì che si potesse elevare la professionalità del Capomastro con la qualifica di perito edile attra­verso opportune integrazioni didattiche (con due anni integrativi di studio si sarebbe potuto acce­dere all’esame di Stato per perito edile). Il nostro progetto trovò anche il sostegno ed il supporto del successivo direttore del Centro Grafico e della Scuola per Capomasti ed Assistenti Edili il prof. Gianni Nodari.

II nostro fine co­mune era tentare di coinvolgere nell’iniziativa il Collegio Costruttori e, ovviamente, la Cassa Edile per quanto concerneva le erogazioni assistenziali ai lavoratori.

Prima di presentare il nostro progetto avevamo visitato scuole del settore in altre città.

Quindi la nostra proposta tecnico-economica fu portata al Collegio Costruttori presieduto dal­l’Ing. Fedrigoli. Purtroppo l’eccessivo impegno economico da sostenere impedì l’approvazione del progetto.

Per noi, che ci credevamo, fu una mortificazione. Ci concentrammo quindi su altri obiettivi: primo, portare a lieto fine la nostra tanto sospirata iscrizione alla Camera di Commercio; secon­do, ottenere un Albo dei Capimastri e degli Assistenti Edili o, in alternativa, una legge (anche re­gionale) per dare impulso ed orgoglio alla nostra categoria. Ma anche questi progetti non trovaro­no felice soluzione. La Camera di Commercio è ente ricco di iniziative per tutte le categorie aziendali ed artigianali, promuove corsi e stage, patentini per parrucchieri ma non per costruttori edili… e poi ci lamentiamo se c’è qualche crollo!

La responsabilità comunque non è nemmeno della Camera di Commercio che è vincolata dalle norme che ne regolano e ne improntano l’attività.

Nel periodo attuale la nostra edilizia è in un momento di crisi, anche per mancanza di idee: è difficile riuscire ad avvicinare i giovani a questa professione.

Bisognerebbe investire di più nella formazione, incentivare, offrire un’opportunità di lavoro regolare a persone di qualsiasi nazionalità.

L’immigrazione, che rappresenta il nostro domani, rimane troppo spesso allo stato di emarginazioine, tanto da obbligare queste persone ad accettare qualsiasi tipo di lavoro pur di sopravvi­vere e contribuendo, per altro verso, ad alterare il mercato sia dal punto di vista del costo del lavo­ro, sia della sicurezza degli addetti.

Questa è la strada se non vogliamo arrivare al degrado più totale nella nostra categoria edi­le, alla legge della giungla in cui vince chi fa l’offerta migliore, magari senza aver acquisito una professionalità specifica, né il rispetto della legge.

La nostra Scuola Capimastri ed Assistenti Edili, nell’anno giubilare, non è partita con la prima classe per carenza di giovani; la seconda classe è rimasta sospesa in attesa di eventi. La parola “carenza” si legge su tutte le riviste di edIlizia. Ma il mondo non cambia. bisogna aver fiducia: case per la gente ne serviranno sempre! Per questo voglio lanciare un appello ai colle­ghi costruttori per far rinascere questa Scuola, che tanto ha fatto per il benessere comune.

 

Zambelli Ivo

(Imprenditore)

Sono nato nella Bassa Veronese da una famiglia di modeste condizioni economiche. Mio padre e mia madre lavoravano nei campi, come tanti nella zona: partivano con il sorgere del sole e tornavamo a casa tardi, la sera, dopo il tramonto. Di sogni e di speranze ne coltivavano tanti pure loro e per me, unico figlio, avevano progetti non ambiziosi ma sicuramente decorosi.

Dopo il conseguimento della licenza elementare cominciai a lavorare: prima nei campi e poi nei cantieri edili della zona. Avevo lO anni e portavo la malta nei secchi da una parte all’altra del can­tiere, essendo troppo piccolo per svolgere mansioni più impegnative. Ma quel mondo di sudore e di fatica mi piaceva. Erano gli anni difficili e dolorosi che accompagnavano e seguivano la Seconda Guerra mondiale: c’era tanto lavoro da fare, tante speranze da ricostruire.

Nel 1947 entrai nella scuola serale per Capimastri: il giorno lo trascorrevo lavorando poi prendevo la bicicletta e da Pellegrina raggiungevo Verona per frequentare le lezioni all’Istituto “Sti­mate”. Erano circa 50 chilometri tra andata e ritorno ma non c’era la possibilità di spostarsi in nes­sun altro modo. Dei tre anni di scuola ricordo alcune figure carismatiche di insegnanti: gli ingegneri Severi, Minghetti e Castiglioni; don Rossi, stimmatino; il professor Consolaro; l’architetto Salvi e il geometra Fiorini.

Nel 1949, subito dopo il conseguimento della qualifica, fui chiamato, dall’impresa Marani, a partecipare alla costruzione della nuova chiesa di Pellegrina: questo fu l’inizio della mia attività edile nel vero senso della parola. II titolo di studio conseguito mi dava la possibilità di firmare progetti in Comune: il lavoro e la buona volontà non mancavano, anche se non sempre era facile inserirsi in un mondo così competitivo.

Nel 1951 iniziai a lavorare con la mia impresa edile: lavori importanti, commissionati soprat­tutto nella Bassa Veronese, mia terra d’origine. In seguito mi iscrissi all’Edilscuola per perfezionare le mie conoscenze nel settore.

Ho trascorso nei cantieri la maggior parte della mia vita: ho visto e imparato tante cose, ho conosciuto l’umiliazione di chi non ha niente, ho apprezzato l impegno di tanti operai, ho realizzato dei sogni che credevo impossibili. Oggi la mia attività è conclusa: nel 1989, per problemi di salute, ho dovuto lasciare il mondo dell’edilizia.

Ripensando al cammino di questi anni rivedo tutte le difficoltà, tutte le incomprensioni, le piccole grandi soddisfazioni degli inizi. Rivedo gli anni migliori della mia attività e ricordo tanti col­leghi, tanti nomi, tanti visi che oggi non ci sono più. Ma non ho rimpianti: se tornassi indietro rifarei ogni cosa, a partire da quei 50 chilometri che ogni giorno percorrevo in bicicletta da Pellegrina fino a Verona. E nel cuore resta un profondo senso di gratitudine verso la Scuola Capimastri e per coloro che, nel tempo, l’hanno resa importante.

L’augurio, che nasce spontaneo, è che dal prossimo anno tanti giovani possano tornare ad iscri­versi, in modo tale che una parte di storia e di cultura edile del nostro tempo possa tornare a fiorire.

 

Grandi Fabio

(Imprenditore)

Inizio a frequentare la scuola per Capimastri durante il periodo della guerra, tra 1940 e il 1943. Provenivo da una famiglia di costruttori edili: mio padre, Scipione Grandi, da tempo si de­dicava all’attività di restauro di antichi palazzi cittadini. Nel 1927 era stato tra i primi a qualifi­carsi, sostenendo l’esame conclusivo con l’ing. Tomiolo. Di quei tre anni ricordo soprattutto la fatica dello studio: arrivavo a scuola dopo dieci ore di lavoro nel cantiere. Spesso era difficile seguire le lezioni, mantenere la concentrazione. Ma il desi­derio di conseguire una qualifica, di perfezionare le conoscenze andava oltre qualsiasi sacrificio. Gli insegnanti provenivano quasi tutti dal mondo dell’edilizia: e qui i ricordi si fermano su alcuni volti, su nomi importanti. L’architetto Salvi, ad esempio: insegnava storia dell’arte portan­doci a visitare i posti più belli di Verona. Si partiva la domenica mattina, a piedi: i luoghi d’incon­tro erano San lena o Piazza delle Erbe. Di lì si proseguiva verso la Cattedrale, Sant’Anastasia, la casa di Giulietta. Era un modo per imparare ad apprezzare i capolavori artistici di Verona, stando insieme al di fuori di un’angusta aula.

Ma il ricordo torna su altri volti, pure fondamentali per la nostra formazione umana e pro­fessionale, come il prof. Carteri, insegnante di disegno, il geometra Sughi, gli stimmatini don Vol­pati e don Rossi, il direttore della Scuola, ing. Severi. Intorno a noi la guerra spezzava molti sogni e molte speranze ma in ciascuno c’era il desiderio di riscatto, di ricostruire (e non solo materialmente) quello che una violenza cieca e assurda portava via.

Quei tre anni vissuti tra grandi sacrifici furono, per qualcuno, l’ultimo soffio di spensiera­tezza: la chiamata alle armi arrivò, per quasi tutti, subito dopo il conseguimento della qualifica.

Tornai dalla prigionia nel 1946, alla fine della guerra; sei mesi dopo moriva mio padre e per me cominciava il lungo periodo delle responsabilità. Presi la direzione del cantiere, continuai ad occupar mi di restauri, portai avanti progetti che mio padre aveva appena iniziato.

A partire dal 1952 molti sogni divennero realtà: l’impresa, di cui ero titolare, cominciò ad espandersi e in vent’anni passò da 25-30 muratori a 85.

Lavoravamo al restauro di importanti costruzioni, come iiardiniiusti o gli uffici de­maniali. Tra le tante opere ci venne affidata anche la costruzione delle cabine dell’alta tensione di Verona.

 

Don Novello Signorini

(Stimmatino)

“È un nuovo centro gagliardo di cultura che vigoreggia finalmente a tutto beneficio delle classi povere e diseredate: è la vera e propria università popolare che anche a Verona si inaugura e va prosperando…

Di importanza saliente sono, per la laboriosa gioventù operaia, i nuovi corsi di istruzione aperti al Patronato e di una utilità pratica evidentissima poiché mancava a Verona sino ad ora un raffinamento di cultura industriale e meccanica, ora che appunto a Verona sorgono nuove fabbriche e continua si fa la ricerca di un personale capace… “.

Una pagina originale e brillante di vita stimmatina, evidenziata dal giornale “L’Arena” al­l’indomani dell’inaugurazione del Patronato Oparaio alle “Stimate”.

Anche se ora dalle pagine dello stesso giornale si potrebbe leggere che una parte di quella attività è terminata. tuttavia non si può non mettere in evidenza che la Scuola Capimastri. emana­zione dell’antica intuizione di P. Fantozzi, sia stato un periodo glorioso e qualificante dell’attività scolastica stimmatina a Verona.

Ne ho fatta l’esperienza diretta per alcuni anni.

Le mie riflessioni vogliono mettere a fuoco alcuni atteggiamenti di fondo che mi sembra di aver riscontrato nei giovani che frequentavano la Scuola serale presso il CFP in via Cavalcaselle.

“Mi pento di non aver proseguito gli studi dopo la terza media… ” “Dati i tempi, mi accorgo che mi debbo aggiornare, anche se sono un semplice muratore… ” “lI mio lavoro mi piace, ma se riuscissi ad esprimermi meglio, magari sapendo balbettare qualche parola in qualche lingua straniera… “.

Queste testimonianze, raccolte dalla viva voce dei giovani, mi davano la certezza del deside­rio profondo che non si accontentavano di essere semplici lavoratori, ma volevano essere uomini pienamente inseriti nel contesto sociale e culturale che corre velocemente. Una dignità in volto e un lavoro qualificante in mano.

Li ho visti persone dotate di grande umanità. Anche se gli ambienti di lavoro hanno strut­ture sociali molto forti, avvertivo un bisogno profondo di stare insieme coinvolgendo anche il corpo docente. Quanti ristoranti hanno frequentato insieme con il tentativo di ubriacare con il re­cioto di Fumane anche qualche insegnante.

Passando per le aule il mattino successivo si vedevano ancora i segni evidenti di un com­pleanno della nascita del primo figlio, dell’imminente matrimonio. Piccoli segni di una grande solidarietà, che trovava anche momenti più nobili, come quando l’A.B.C.S. domandava di partecipare alla lotteria di beneficenza.

Il tutto era a sostegno delle iniziative degli Stimmatini nei paesi di missione: Sud Africa, Tanzania, Costa d’Avorio, America Latina.

Per ultimo vorrei sottolineare l’aspetto religioso dell’esperienza, quello che mi ha dato più soddisfazioni come sacerdote. Pur figli, come tutti, della secolarizzazione, ho notato, particolarmente in alcuni, il desiderio di riscoprire qualcosa dimenticato da tanto tempo. Per me è stata un opportunità particolarmente significativa pastoralmente. E nell’età delle grandi decisioni che può inserirsi efficacemente il discorso religioso.

Da parte di qualcuno non ho avvertito riscontri particolarmente positivi.

Mi consola una frase del mio Fondatore, san Gaspare Bertoni:

“Se ora questa gente non ti dà quello che tu vorresti, contentati di quello che essi ti vogliono dare: un dì, forse, ti daranno di più di quello che tu ora vorresti da loro “.

 

Nodari Gianni

(Direttore del CFP “Stimmatini” dal 1989 al 1998)

La prestigiosa Scuola Capimastri sorta presso l’Istituto “Stimate” nel 1925. nell’anno for­mativo 1983/84 viene trasferita presso il CFP “Stimmatini” in via Cavalcaselle. Il trasferimento è stato autorizzato con delibera regionale rientrando così a pieno titolo nella attività formativa finanziata dalla Regione Veneto. L’inserimento della nuova e diversa attività formativa nel CFP tradizionalmente impostato e preposto per l’attività grafica, ha comportato una serie di adeguamenti dal punto di vista orga­nizzativo e didattico. In primo luogo si è dovuto programmare l’attività in orario serale. inconsueto per il CFP per consentire la regolare frequenza degli allievi adulti dopo l’orario di lavoro. Una particolare attenzione è stata rivolta all’adeguamento e all’aggiornamento dei program­mi didattici tenendo presente le sempre maggiori esigenze di ordine tecnico e culturale che il set­tore edile richiedeva. Soprattutto si sono instaurati rapporti di collaborazione con le maggiori Istituzioni cittadi­ne del settore. Collegio Costruttori. Associazione Capimastri. Istituti per Geometri. per imposta­re. gestire e garantire una adeguata ed aggiornata preparazione degli allievi qualificati. L’avvento ed il conseguente utilizzo dell’informatica anche in questo settore ha comportato l’introduzione nel programma formativo di un intervento mirato alla conoscenza e all’utilizzo di strumenti computerizzati per la gestione contabile e per l’esecuzione di limitati calcoli tecnici normalmente gestiti da una piccola o media impresa.

L’iniziativa rivelatasi di estrema necessità ha avuto notevole successo tanto da impostare ed in seguito realizzare interventi supplettivi aperti anche ad allievi già qualificati. Nel decennio 1980-1990 notevolmente alto è stato l’afflusso di operatori extracomunitari nel settore edile. Questo fenomeno ha coinvolto anche la Scuola Capimastri che per far fronte alla richiesta alla domanda di scolarizzazione ed istruzione specifica di questi operatori in collabora­zione con l’ufficio Migrazione del Comune di Verona ha organizzato corsi di alfabetizzazione propedeutici all’inserimento nel tradizionale ciclo formativo per Capimastri.

Particolare soddisfazione ha prodotto il risultato ottenuto. soprattutto considerato che al­cuni allievi qualificati sono rientrati nel paese d’origine per esercitare in proprio l’attività edile. Lo sviluppo tecnologico delle attrezzature e l’evoluzione costante delle tecniche costruttive hanno imposto negli anni ’90 una riflessione sul tradizionale ruolo del Capomastro nel cantiere. Alla luce di contatti avuti con l’Ordine degli Ingegneri. del Collegio Costruttori e del Cor­po Docente del CFP su questo tema. è emersa la necessità che la figura del Capomastro dovesse fare un salto di qualità prevalentemente di ordine culturale. per far fronte agli accresciuti impegni di responsabilità e direzione di un cantiere edile. Esigenza. questa. manifestata anche da molti ex allievi disposti ad affrontare un rientro scolastico pur di soddisfare questa necessità.

Conseguentemente è nato un progetto che prevedeva il prolungamento dell’attività formati­va integrando il programma didattico esistente con sostanziosi pacchetti di interventi culturali ed interventi tecnico professionali.

La figura del Capomastro poteva essere così equiparata al Perito Edile con diploma di ma­turità tecnica. Questo ambizioso progetto per difficoltà burocratiche ed economiche si è arenato: è auspicabile che in futuro rispunti e superi ogni ostacolo.

Certamente è utile e gratificante fare memoria e ripercorrere il cammino oltremodo impor­tante segnato dalla Scuola Capimastri nella storia dell’edilizia veronese del XX° secolo.

Rimane pertanto compito dell’ Associazione farsi carico del riesame e rilancio al più presto di attività che colmino l’attuale vuoto formativo nel settore edile. L’Associazione Capimastri e Assistenti Edili può autorevolmente dire la sua e porsi in prima linea nell’invocare e prospettare solu­zioni atte a riattivare con efficacia appropriati corsi di qualifica edile.

Tradizione e storia non solo incoraggiano in questa impresa, ma la consigliano anche come doveroso riconoscimento di benemerenza della Scuola Capimastri.

I diversi Organismi collegiali e le Associazioni di categoria, espressione dello sviluppo e promozione del settore edile veronese, si sentano sollecitati ad assumersi il compito e volontà di qualificare le attività e maestranze di cantiere, promuovendone la formazione per garantire un fu­turo all’edilizia veronese rispondente alle esigenze ed evoluzioni tecnologiche dei nostri tempi.